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SI FA FATICA ANCHE SOLO A PARLARNE
Caro G.,
ci ho messo un po’.
La tua telefonata mi ha lasciato davvero sbalordito e, in quel momento, praticamente senza parole (per me che scrivo, è davvero inusuale). Ebbene, ci ho pensato ed eccomi qua, le parole sono tornate!
Allora ho cercato di ricostruire.
Dando seguito ad una mail di P., siete stati miei ospiti a fine novembre 2021 e lì, tra un piatto ed un bicchier di vino, vi ho raccontato la storia del mio libro, “DA PICCOLA VORREI ESSERE FELICE”, omaggiandovene una copia (o forse due) così da poterlo leggere. Ci siamo poi rivisti a maggio del 2022, il 19. Io, tu, P. e C., giornalista della RSI. Anche in questa occasione eravate miei ospiti, abbiamo cenato sotto un meraviglioso pergolato di glicine e C. è stata deliziosa: aveva letto il libro, le era piaciuto e si era detta disponibile a far da moderatrice per una presentazione a Lugano che tu e P., nel corso della serata, avevate prospettato. Viste le vostre conoscenze era cosa fatta, rimaneva solo da fissare la data.
Ci siamo poi sentiti io e te a fine agosto. Mi chiedevi la disponibilità di Veronica ad essere presente all’avvenimento. La mia risposta non tardava ad arrivare: presenza confermata. Infine, la tua telefonata di qualche giorno fa, «non se ne fa nulla!». Possibile?
Nemmeno uno spazio, piccolo, angusto, modesto o nascosto nella bella e felice Svizzera in cui parlare di violenza sulle donne? Un angolino, meno ancora, un pezzetto sui Social, su di una rivista, un trafiletto sul giornale, un rigo su un volantino…nulla!
Va beh, mi dico «non è un problema che li riguarda». In Svizzera intendo.
Cerco su google “violenza sulle donne in Svizzera” e mi compare il sito dell’UFFICIO FEDERALE PER L’EGUAGLIANZA FRA DONNE E UOMINI e leggo:
La violenza domestica è un problema diffuso anche in Svizzera. Ogni anno, in media, causa il decesso di 25 persone tra cui quattro bambini (2009-2021). Ogni settimana, inoltre, si registra un tentato omicidio (in media 50 all’anno).
Caspita, mica poco. Anzi, in proporzione ben più che in Italia.
Comunque, al di là dei miei trenta minuti di “notorietà” che avrei avuto durante la presentazione, il senso era quello di dare importanza ad un problema attuale che va al di là di tutto e tutti. Mi hai detto «fra l’altro Marco, il tuo libro non è nemmeno recente!??». Perdonami, ma chi se ne frega! Chi se ne frega se il significato era quello detto sopra. Se non troviamo nemmeno il tempo di parlarne come possiamo pensare di risolverlo il problema? O almeno di tentare di farlo, di mettere ognuno il proprio mattoncino, di dare un contributo, uno, uno soltanto, piccolo, invisibile, ma uno. Il mio, il tuo, quello di Veronica, di P., di C. e delle persone che avrebbero partecipato. Peccato!!!
G., sei persona di mondo, cerca di perdonare lo sfogo.
Prima di Natale uscirà il mio secondo libro, “IL VOLO TRATTEGGIATO DELLE LUCCIOLE”. Parla dello scorrere del tempo, del suo scivolarci addosso, veloce, silenzioso e spesso senza che nulla ci rimanga dentro. Potremmo pensare di presentare questo, pensaci G., fra un ristorante ed un grande albergo, magari è argomento più gradito, anche se, a parer mio, abbiamo tutti perso l’occasione di “regalarci” una grande serata e un giorno poter dire «ti ricordi di quella sera a Lugano quando parlammo di violenza sulle donne?».
Un abbraccio e a presto.
M.
11.11.2022

SESSISMO AL CONTRARIO?
DISCRIMINAZIONE MASCHILE?
IPOCRISIA?
O FORSE IO NON HO CAPITO!
Vi voglio raccontare una storia che mi è successa qualche mese fa. Pensavo di non farlo, ma ora ci ho ripensato e mi sembra sia giusto farvela conoscere. Mi sembra sia il momento giusto. Mi interessa la vostra opinione. Dobbiamo però partire dall’inizio.
L’anno scorso ho scritto un libro.
Da piccola vorrei essere felice è una storia vera.
La storia di una donna e della sua vita.
Una vita fatta di violenze subite e denunciate.
E quando tutto è finito, la vicenda è finita sui giornali.
Lei, Veronica, ha trovato il coraggio di raccontare tutto questo a me, a un uomo!
E questa cosa ha una forza enorme.
Io ho trovato le parole per scrivere la storia e poi Porto Seguro Editore ci ha creduto e ha pubblicato il libro.
Il 2020 è stato un anno complicato per tutti. Avevamo un sacco di progetti legati al libro, presentazioni, incontri e poi tutto è saltato. Allora ho pensato, visto che era anche l’unica cosa possibile, di scrivere alle varie Associazioni in aiuto delle Donne sia nazionali che della vicina Svizzera. Ho scritto chi ero, ho parlato del libro, del progetto che ci sta dietro, della volontà di Veronica di raccontare il suo vissuto, della speranza che la sua storia possa in qualche modo aiutare donne come lei e possa smuovere qualcosa nelle istituzioni e finalmente “cambiare”. Ho dato la nostra disponibilità ad incontrarle, a parlarne, a portare una testimonianza vera. Come in tutte le cose, molti non hanno nemmeno risposto. Qualcuno lo ha fatto, complimentandosi per l’iniziativa. Altri si sono messi in agenda la promessa di risentirci in tempi migliori. Altri ancora hanno programmato un possibile incontro per questo 2021 e ci siamo già ricontattati. E poi mi è arrivata la seguente risposta:
Buongiorno,
pur avendo letto con molta attenzione la sua proposta e trovandola interessante, devo precisarle che la Casa delle donne di Milano, generalmente presenta libri di scrittrici. Nello stesso tempo temo che lei volesse scrivere alla Casa delle donne maltrattate che si occupa specificamente di violenza.
Generalmente presenta libri di scrittrici, ecco!
E questo è il libro di uno scrittore?
No, è il libro di un uomo che si è messo al servizio delle donne, è il libro di una Donna!!
È il libro di una donna che si è “fidata” di un uomo.
E questa scelta chi discrimina? Discrimina me? O discrimina la donna?
Quindi?
Quindi se io esco per strada e vedo un uomo che picchia una donna potrei non intervenire se mi occupassi solo di violenza fra uomini? Se un ragazzino mi confidasse una violenza subita io gli dovrei dare il nome di un’associazione che si occupa di minori oppure lo dovrei aiutare a denunciare l’accaduto? Ma in questo modo non ci precludiamo delle opportunità?
Io non ho capito.
Voglio solo vendere il libro? Si certo, è il modo che ho per combattere, è il modo che abbiamo per combattere questo sistema che non funziona, che sbatte le notizie in prima pagina, che organizza salotti in tv dove tutti si indignano e hanno una soluzione e dove tutto finisce con i saluti finali e l’ultima telecamera che si spegne per poi riaccendersi con un bel primo piano del culo dell’ultima Bonas e magari gli ospiti sono gli stessi.
La mia non vuole essere una polemica, semplicemente pensavo (o mi illudevo) che su alcuni argomenti non vi fossero “confini”. Vorrei solo capire come funziona, perché ho voluto e voglio aiutare Veronica affinché tutta questa violenza finisca.
E forse io non ho capito.
Mi aiutate per favore a capire?
Grazie.
01.06.2021