Sto cercando di cambiare
Ho imparato a dare forma alle cose.
Prima erano muri, oggi sono parole.
Per più di trent’anni ho lavorato nei cantieri, misurando spazi, distanze, equilibri.
Poi ho cominciato a farlo anche sulla pagina.
In entrambi i casi si tratta di tenere insieme il mondo — con una linea, un peso, un ritmo.
Di capire cosa regge e cosa no.
Dove serve aggiungere e dove, invece, togliere.
Scrivere è il mio modo di costruire.
Non progetto edifici, ma spazi dove le storie possano abitare.
Cerco proporzioni, equilibri, luce.
Ogni frase è una stanza, ogni pausa una finestra aperta.
Ho scritto romanzi, racconti e parole per aziende, ristoranti, territori e persone.
Cambia ciò che devo raccontare, non il modo in cui provo a farlo:
cercando la misura giusta.
Quella che permette a una frase di restare.
A una storia di trovare il proprio spazio.
A un’idea di diventare qualcosa che si possa riconoscere.
Mi piacciono le parole che sanno resistere, che reggono il peso di chi le legge.
Quelle che non servono soltanto a spiegare, ma a sentire.
Quelle che non hanno bisogno di alzare la voce per essere ricordate.
Scrivo per ricordare che tutto ha una misura, anche l’emozione.
E che, a volte, basta un dettaglio preciso per dire l’essenziale.
c’è sempre una storia da raccontare
