Il lavoro, questa volta, è cominciato da una data.
30 settembre 1926.
Un Regio Decreto autorizza il Comune di Appiano ad aggiungere una parola al proprio nome: Gentile.
Cent’anni dopo quella stessa parola finisce sul tavolo di una pasticceria. Diventa il nome di un dolce, pensato per ricordare l’anniversario di un paese e, insieme, qualcosa della sua storia.
Quando ho iniziato a lavorare al racconto del Gentile avevo davanti parecchie cose: una data, un decreto, vecchie fotografie, un territorio, una ricetta, un anniversario.
Il problema non era trovare altre parole.
Era capire quali servissero.
Ho cercato il punto in cui la storia di Appiano Gentile e quella del dolce potessero incontrarsi senza che una diventasse la spiegazione dell’altra. Ho tolto quello che sembrava una celebrazione, accorciato dove la storia bastava a se stessa, cercato un tono che appartenesse al luogo prima ancora che al prodotto.
Alla fine è rimasto un racconto.
Dentro ci sono un paese, cento anni, una pasticceria e un dolce.
Ma prima delle parole c’è stato soprattutto il lavoro di scegliere cosa raccontare.
E cosa invece no.
Perché scrivere, a volte, significa soprattutto capire cosa lasciare fuori.